Volevo fare il nerd.
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Burundi: alti e bassi
7 set
I giorni passano e me ne rendo conto man mano che le mie riserve di Malarone si riducono, è stata una settimana di alti e bassi, di attese, noia, prospettive, noia, sudoku, lunghi riposi. Parto dalle note un po’ più nostalgiche: Alphonse parte giovedì per l’Italia, per poi recarsi in Darfur; mi troverò quindi in questa casa enorme da solo, non so se ci sarà il tempo di trovare un sostituto, resterà comunque insostituibile sul piano umano per avermi dato la netta impressione, in sole due settimane, di considerarmi un fratello minore a cui lasciare in eredità tutto quello che lui, insieme a Marco e Paolo, ha costruito tra queste quattro mura e non solo.
Le buone notizie arrivano invece dall’Italia e mi lasciano la possibilità di sognare un bel tour per il continente, a quanto pare è cosa fatta la partecipazione mia e di René ad un progetto di installazione di sistemi satellitari per conto dell’ESA in Congo e Burkina-Faso. Non nascondo che l’entusiasmo è stato così tanto da andare a vedere quanto vicino a Jirapa sarei riuscito ad arrivare, quasi a voler ripescare quell’Africa che mi è entrata nel cuore qualche anno fa. L’entusiasmo s’è subito scontrato con la burocrazia, da un primo giro di consultazioni ottenere un visto del Burkina-Faso in Burundi è impresa ardua almeno quanto quella di trovare qualcuno di Pozzallo a Breda di Piave. Ma fa anche questo parte del gioco…
Per chiudere una nota di colore: venerdì, mentre rientro dalla scuola, mi accorgo che tutti gli edifici lungo la strada principale sono decorati con rami di banano; dall’andirivieni di gente percepisco che ci dev’essere qualcosa nell’aria. Stany, il mio uomo delle pulizie, mi dice che il Presidente è a Ngozi, sua terra natale, ma resto abbastanza stupito nel non aver visto cortei o festeggiamenti. La smentita non si fa attendere troppo, il corteo, rumoroso e colorato, parte al mattino presto di sabato e si estingue solo nel tardo pomeriggio. È una sfilata chilometrica di gente proveniente da tutto il nord per la festa del partito: gli uomini giovani corrono e sventolano bandiere, le donne cantano al ritmo delle mani oppure danzano, c’è spazio anche per militanti molto giovani e per i tradizionali danzatori. Io non riesco a trattenermi e scatto foto senza troppo pudore, la reazione è più divertita che indispettita; chiunque passi mi lancia almeno uno sguardo, un bianco fa sempre notizia anche di fronte alla festa del Presidente. Penso comunque che vivere così felicemente la politica non può essere che un bene per questa gente, che ha sofferto troppo nel passato recente perché politici scaltri, con l’appoggio di qualche governo europeo, hanno istillato l’odio tra alti (tutsi) e bassi (hutu), scatenando uno dei drammi più terribili (e privi di senso) della storia dell’Africa e del mondo intero.
Tra una settimana inizia la scuola, mai stato contento di un simile evento!