Volevo fare il nerd.
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Burundi: incontri del Terzo Mondo
28 ott
Ogni angolo di Africa sembra connesso con tutto il resto del continente, finora non è stato assai difficile incrociare esperienze dalle regioni più o meno vicine (Namibia, Tanzania, Rwanda, Kenya, Congo, Uganda, etc). Mi incanta sentire gli inevitabili confronti tra il Burundi e tutte queste terre, mi fa venir voglia di provarle una ad una e un po’ mi pento di non aver preso la patente come mi ero ripromesso, non certo per la prima volta, qualche mese fa.
La settimana scorsa, in particolare, due volontari bresciani, Luca e Fabio, sono venuti a Ngozi per un brevissimo progetto con Damiano e Francesca, i ragazzi di Mivo. Hanno fatto un lungo viaggio dalla Caramoja, in Uganda, per diffondere anche qui delle stufe ecologiche a basso consumo, in modo da arrestare il disboscamento che qui in Burundi è già in uno stato avanzato e che potrebbe avere in futuro delle controindicazioni ambientali non da poco.
Luca e Fabio sono una coppia che trasmette da subito simpatia e confidenza, sono accompagnati da un loro lavoratore ugandese detto ‘Bafo’ per i suoi baffetti nerissimi, che quasi si confondono con la sua pelle scurissima. I loro racconti sulla Caramoja sono pieni delle difficoltà e dei problemi che un po’ ovunque capita di trovare in Africa, ma da subito precisano come gli abitanti della Caramoja, nonostante la loro povertà, siano molto orgogliosi a causa delle loro origini guerriere, al contrario di quanto si verifica in Burundi dove ‘orgoglio’ e ‘dignità personale’ sembrano concetti totalmente astrusi e inusuali nel vocabolario della gente. Ascoltando i loro racconti rifletto su come il Burundi sia forse uno dei Paesi africani più fortunati, ma non riesca a reagire alla sua sorte e alla sua storia recente: qui c’è la pioggia, la stagione secca non è lunga né troppo calda, il terreno continua ad essere produttivo nonostante lo stress a cui è sottoposto da secoli – continuano a ripeterci Luca e Fabio. E poi non ci sono i serpenti! Nel loro primo anno di attività ci raccontano di avventure con ogni tipo di serpente, dai grossi ma innocui pitoni al celebre cobra (tramortito con una sassaiola dopo aver sputato veleno negli occhi del cane di casa), fino al temibilissimo “serpente dei sette passi”, chiamato così perché, dopo essere stati avvelenati, si ha il tempo di fare solo sette passi prima di morire.
Insomma, tra qualche risata e un po’ di guarany, si arriva a parlare di tutto e, quando decido di mettermi in branda, penso che forse i burundesi hanno bisogno di una scossa culturale ancor prima che economica per spazzare via la loro ‘crisi’, quella del ‘93.