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Volevo fare il nerd.
Volevo fare il nerd.
16 set
Questo film con Shawn Penn è un autentico capolavoro, provoca fortissime emozioni e riflessioni sull’umanità dei cosiddetti diversamente abili. Su Youtube purtroppo non ci sono poi così tanti video e non mi sorprende visto lo stato pietoso della televisione.
Un film che rende le persone migliori, credo sia sufficiente dire questo.
11 lug
P. Gomez, A. Mascali, Il regalo di Berlusconi, ChiareLettere; G. Bonaiuti, E-Learning 2.0, Erickson; A. Fini e M.E. Cigognini, Web 2.0 e social networking, Erickson; M. Rotta, M. Ranieri, E-tutor: identità e competenze, Erickson; S. Benni, Prima o poi l’amore arriva, Feltrinelli; B. Yoshimoto, Honeymoon, Feltrinelli; M. Ranieri, Formazione e Cybersbazio, Edizioni ETS; C. Bukowski, Quando eravamo giovani, Feltrinelli.
11 giu
Chiamarlo ancora Dio,
non confonde?
il come forse non importa ma
necessario è distinguere all’estremo
limite del cercare.
Il vecchio Dio degli unti prediletti,
Dio di padroni e dipendenti,
il Dio che obbliga a credere e si compiace
di tribolare e essere adorato,
oscurando il sole dissemina soffocanti
sepolcri -
a cancri vani.
Il Dio del dubitare e ricercare
dello scegliere aperto a fecondarsi
e fecondare, Dio
del parto e della partoriente,
dell’astinenza necessaria, Dio
che rende ai ciechi gli occhi
integra il mutilato e l’incompiuto,
il Dio nutrito da ognuno ogni giorno -
pure ai rimorsi è aperto.
16 mag
Dedicato a Stefano Gugliotta e le altre vittime degli arbitri che picchiano.
7 mag
Ieri alla prima di Officina delle Idee si è parlato del senso di appartenenza, un concetto apparentemente così aleatorio, eppure saldamente alimentato dalla pratica quotidiana. L’appartenenza è addirittura un’esigenza biologica per Aristotele (l’uomo come animale sociale), io sono più portato a credere che il senso di appartenenza sia una specie di filtro che ci permette di costruire la nostra identità e riconoscere (o disconoscere) il valore dell’altro. Essì, perché esistono appartenenze conflittuali, che hanno bisogno di un nemico per rafforzarsi, volte a sminuire il valore dell’altro, quando per motivi politici, quando per motivi religiosi o etnici, etc. Ogni uomo è una montagna, questa è una delle frasi che più mi ha segnato nella crescita adolescenziale. Una montagna non la puoi sottovalutare e non puoi distruggerla perché fa parte del paesaggio, lo abbellisce e lo identifica nel suo essere insieme.
La montagna va quindi scalata, l’altro va interiorizzato, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé, per dirla con Giorgio Gaber che sul tema ha composto due belle poesie solo apparentemente dissonanti (Canzone dell’appartenenza e Canzone della non appartenenza). Gaber va oltre la visione della necessità dell’appartenenza, di un qualcosa che passivamente ci ricade tra le mani: l’appartenenza non é lo sforzo di una convivenza civile o il consenso a un’apparente aggregazione, ma la forza che prepara al grande salto, il vigore che travolge l’egoismo, quell’aria più vitale che è davvero contagiosa.
Ed è davvero così perché questo contagio mi ha colpito qualche mese fa a Ngozi, quando, in un giorno apparentemente qualsiasi, devo aver implicitamente preso coscienza del senso di appartenenza a quella comunità, non riuscivo più a distinguermi dagli altri: avevo gli altri dentro di me.
6 mag
«Se l’Italia avesse un minimo di dignità e d’onore,
l’alta Puglia non sarebbe il luogo del culto di Padre Pio,
ma di Matteo Salvatore.»