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Volevo fare il nerd.
Volevo fare il nerd.
31 mag
Sono andato a verificare la situazione dopo una settimana dalla semina, anche per rendermi conto se il lavoro era stato fatto decentemente oppure era già morto tutto. La situazione è tutto sommato positiva (l’insalata l’ho vista un pò moscia) e, penso, che per un pò non ci sarà grosso lavoro da fare a meno di qualche insetto. Intanto da bietola, melanzane e mais (i semi che ho interrato) nessuna novità e si vede solo la terra, ma c’è da attendere la settimana prossima per avere indicazioni concrete sulla semina.
Qui sotto un pò di foto con didascalia esplicativa.
24 mag
Primi giorni di lavoro all’Orto11, rispetto al progetto iniziale abbiamo semplificato l’impianto di irrigazione tirando due tubi di settore piccolo (2 cm circa) collegati all’impianto principale che drena direttamente dal pozzo artesiano. Il mio orto si svilupperà quindi su due filari (si intravedono nella foto): quello a destra l’ho interamente dedicato a questa prima semina (lo potrò riutilizzare solo per la semina invernale) mentre l’altro l’ho riservato ad alcune colture che terminano in tempo per la semina di agosto (mais e insalata principalmente). Avrei potuto, come hanno suggerito altri, tirare su in agosto un terzo filare ma non mi andava di stressare il terreno né di dover poi lavorare in spazi più stretti sotto il sole agostano. L’impianto sarà attivato per 24 ore ininterrotte ogni 3 giorni (ma l’acqua viene fuori davvero goccia dopo goccia, quindi non si allaga).
Per la semina ho usato il piantatore e la zappa che mi ha fornito l’ACT! L’uso dei guanti è consigliato su entrambe le mani (io ne pago le conseguenze). Su suggerimento dell’esperto non ho tolto pietre e sassi perché danno a pianta e frutti sostanza importanti e ne aumentano il sapore (ci tengo a queste conoscenze tradizionali, anche se magari scientificamente non documentate). Le piantine e i semi vanno disposti su entrambi i lati dei tubi dell’impianto (salvo indicazioni diverse), generalmente ad una distanza di 20 cm esternamente dal tubo stesso.
20 mag

Una settimanella fa ho aderito ad un progetto intitolato “Gli Amici dell’orto”, stamattina mi hanno chiamato da Troia per comunicarmi che domani si può partire col lavoro. Si tratta di gestire, sotto la guida di un agricoltore esperto, un piccolo appezzamento di terra (a Troia – Frazione San Paolo) dei cui frutti poi godere nel corso delle stagioni.
Ammetto che partecipando a questa roba ho superato la mia stessa fama di ‘imprevedibile’, tanto che amici e parenti ancora non se ne capacitano e non aspettano altro che vedermi con la schiena distrutta dalla fatica. Ma è una sfida come tante altre e, ne sono convinto, finirà che tutti vorranno provare quello che produrrò. Intanto se ne parla e se ne riparla, sicuramente nel tempo la curiosità aumenterà e questo è uno dei miei obiettivi: introdurre, in famiglia e non solo, un concetto bello e sostenibile come la produzione di quello che si mangia.
Oltre al valore ambientale e sociale, ho un interesse tutto personale nel capire ciò che governa l’agricoltura: lo considero a tutti gli effetti un passaggio nell’ottica del percorso di formazione per i miei sogni da cooperante. La terra come strumento di dialogo interculturale, prima di tutte le altre menate filosofiche che mi affascinano e mi annoiano sempre più. E di questo ne sono ancor più convinto dopo i primi incontri fatti a Troia, dove l’aria era fresca non solo per la rotazione delle pale eoliche.
18 mag
Mi sta mancando un pò di coraggio, forse è quello che dovrei tirare fuori ora, a questo punto. Mi sono calato in una realtà vicina quanto sconosciuta, con la solita umiltà e voglia di intraprendere, ma non mi basta. Sento che si può fare di più, non voglio però che il tutto si uniformi al resto, che è quello che in fondo vorrei evitare.
Insomma ci vuole un pò di coraggio per non finire presto o tardi costretti all’ennesima fuga, verso chissà dove e per chissà quanto. O magari mi manca il coraggio di fuggire ancora, perché cerco dei riferimenti anche non radicati in questa terra ma disposti a seguirmi.
Fare il pavido però mi sta aiutando a riscoprire la riflessione e l’ascolto, che spesso non si ha troppo tempo di praticare quando si ha l’impellenza dell’operare. Ma anche del parlare, parlare a vuoto, buttare al vento frasi sconnesse che ingombrano le stanze del cervello e una volta fuori fanno ordine sia fuori che dentro. Stranamente sento anche quasi l’esigenza di dovermi ‘restringere’ fisicamente, per togliermi l’ingombro di essere alto e importante, per poter ascoltare meglio e non trovare ostacoli nel dialogo con gli altri.
29 set
D.Dolci, Racconti siciliani, Sellerio Editore; D. Dolci, Banditi a Partinico, Sellerio Editore; O. Pamuk, La nuova vita, Einaudi; C. Bukowski, La canzone dei folli. Poesie II, Feltrinelli; C.Bukowski, Il Grande. Poesie III, Feltrinelli.