Una settimanella fa ho aderito ad un progetto intitolato “Gli Amici dell’orto”, stamattina mi hanno chiamato da Troia per comunicarmi che domani si può partire col lavoro. Si tratta di gestire, sotto la guida di un agricoltore esperto, un piccolo appezzamento di terra (a Troia – Frazione San Paolo) dei cui frutti poi godere nel corso delle stagioni.

Ammetto che partecipando a questa roba ho superato la mia stessa fama di ‘imprevedibile’, tanto che amici e parenti ancora non se ne capacitano e non aspettano altro che vedermi con la schiena distrutta dalla fatica. Ma è una sfida come tante altre e, ne sono convinto, finirà che tutti vorranno provare quello che produrrò. Intanto se ne parla e se ne riparla, sicuramente nel tempo la curiosità aumenterà e questo è uno dei miei obiettivi: introdurre, in famiglia e non solo, un concetto bello e sostenibile come la produzione di quello che si mangia.

Oltre al valore ambientale e sociale, ho un interesse tutto personale nel capire ciò che governa l’agricoltura: lo considero a tutti gli effetti un passaggio nell’ottica del percorso di formazione per i miei sogni da cooperante. La terra come strumento di dialogo interculturale, prima di tutte le altre menate filosofiche che mi affascinano e mi annoiano sempre più. E di questo ne sono ancor più convinto dopo i primi incontri fatti a Troia, dove l’aria era fresca non solo per la rotazione delle pale eoliche.