Volevo fare il nerd.
Burundi: la birra
Può suonare strano, ma la birra è una delle chiavi di lettura principali del Burundi: gli uomini coronano qualsiasi momento di aggregazione con casse di Primus, la birra locale, o di Amstel; è difficile scappare alla domanda “ti piace la birra?” da parte dei ragazzi, almeno quanto alla domanda “sei sposato?” da parte delle ragazze, anche molto giovani.
La centralità della birra nella società burundese si è palesata in un ufficio del Ministero degli Esteri, quando un nuovo conoscente ha posto la solita domanda ed è allora che, un po’ frustrato per le traversie burocratiche della giornata, decido che è una buona occasione per scoprire l’origine di questo “dubbio esistenziale” che affligge i maschi burundesi. Avevo capito già da me che non c’era alcuna forma di machismo nel bere tanto, i burundesi infatti puntano sulla Primus, molto leggera e quasi innocua, piuttosto che sulla Amstel (di origine belga, ma imbottigliata in loco), di gradazione media ed assolutamente imbevibile se servita calda (come accade in quasi tutti i baretti), o sulla Heineken, molto costosa e ‘cool’ (sebbene io la definisca, senza alcun senso del pudore, come una birra ‘buona solo per fare la pipì’). Dietro la birra a quanto pare c’è una sorta di fordismo alla burundese: la Barudi, l’azienda che si occupa della produzione e distribuzione della birra in Burundi, è infatti il maggior contribuente fiscale, tanto che, secondo il piccolo concilio riunitosi nell’ufficio, lo Stato burundese rischierebbe il fallimento qualora la produzione di birra s’arrestasse. Addirittura un impiegato spiega che sarebbe peggio subire un attacco terroristico alla Barudi piuttosto che all’aeroporto, come recentemente hanno minacciato i ribelli somali. La popolazione ripaga bevendo fiumi di birra e spendendo spesso quasi tutto quello che guadagna per comprare una bottiglia da 72cl a 900 fbu, circa 50 cent d’euro, non poco per un Paese dove si vive in media con un euro al giorno.
Più si apprezza la compagnia, più si beve: non solo tra amici, ma anche in situazioni più formali come mi è capitato dopo una riunione a scuola, dove il direttore si è scolato mezzo litro di Amstel e ha finito col rimproverarmi per averne bevuta altrettanta, senza però essere troppo di compagnia; o piuttosto, ospite di altri volontari, ad un pranzo con degli assistenti sociali che hanno sorseggiato Primus persino sulla macedonia di frutta e, evidentemente non soddisfatti, si sono portati a casa le ultime bottiglie avanzate. Quando sono alterati, però, i burundesi perdono quell’aria di volerti sempre fregare e diventano persone spontanee, ancor più accoglienti e amichevoli.
La sintesi perfetta di tutto questo è nel cartello di benvenuto all’ingresso di Kayanza, salendo a Ngozi da Bujumbura: un tradizionale tambourrinaire nell’atto di suonare un bicchiere pieno di birra invece dei famosi tamburi. Alla prossima occasione lo fotograferò, è stata una rivelazione da non trascurare.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da futurbaggio il 24/11/2009 alle 14:49, ed è archiviato come Mondo, Scritti. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |