Volevo fare il nerd.
Burundi: genesi
Partire col piede sbagliato, o meglio partire col piede giusto ma il giorno sbagliato: è andata più o meno così, forse l’ansia di partire o piuttosto la scarsa concentrazione sull’impresa. Insomma mi presento a Roma Fiumicino in anticipo di 30 ore, una di quelle cose che fino a poco tempo fa non mi sarebbe mai accaduta, segno forse che andarmene in giro non è più mestiere per me.
La controindicazione peggiore di questa distrazione resta comunque il dover restare a contatto altro tempo con gente di Roma, perché la misura è già colma in Stazione Termini con disagi per il trasporto in aeroporto, giri inutili, parcheggi selvaggi… Tutti questi pensieri mi consentono di raggiungere l’ambita carica di “milanese d’adozione”.
Vi risparmio tutto quello che succede finquando il mio culo bianco non arriva sul volo ET703 diretto ad Addis Ababa, nottata quasi insonne dato che il mondo ancora non riesce a concepire sedili per persone alte più di 170 centimetri. Nel transfer etiope la mia attenzione si concentra su quanti hanno condiviso con me il viaggio precedente, per individuare dei volti amici, che potessero in qualche modo colmare il fatto che viaggiassi da solo. Quindi rapido scalo a Kigali (Rwanda), di cui mi ricorderò lo scarico molto poco ortodosso dei bagagli, scaricati da un giovane arrampicatosi sull’aereo. Si arriva a Bujumbura, non mi viene controllato il visto (vale la pena rinnovarlo tra due mesi allora?) mentre i bagagli vengono setacciati da cima a fondo, quando poi dico di essere un volontario tutto si risolve con una risata e una pacca sulla spalla.
È ora per le prime impressioni burundesi, rispetto al Ghana mi sembra soprattutto che qui ci sia tanta gente, scopro infatti da Manfredo che il Burundi (insieme forse al Rwanda) è il Paese con la maggiore concentrazione di abitanti in rapporto all’estensione del territorio. Arrivato alla residenza dei Saveriani non ho molte forze se non per farmi una doccia, sistemare la zanzariera sul mio letto e cadere in letargo, interrotto solo un paio d’ore della cena passate a sentire racconti, non troppo rassicuranti, da Claudine, Padre Bruno (uno dei primi italiani installatisi in Burundi) e Padre Giovanni. Intravedo nei loro racconti del cinismo un po’ snob, è difficile non farsi influenzare e difatti è così, rientrato in camera provo a fare meditazione ma quello che sento è proprio qualcosa che mi prende alle budella, mi turba il respiro e quasi mi soffoca. Mi butto sul letto, la stanchezza mi trascina in un sonno profondo.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da futurbaggio il 25/08/2009 alle 13:36, ed è archiviato come Mondo, Scritti. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |