Questo lungo silenzio non è dovuto a qualcosa di particolare, semplicemente certe cose hanno bisogno di più tempo per essere riconosciute e digerite. E poi forse non sento più il bisogno di ‘dipendere’ dal raccontare tutto e subito, preferisco consumare in privato qualche emozione un po’ più forte. Sta di fatto che questi due mesi mi hanno rivelato alcune idee che pensavo di dover cercare e poter trovare qui: vivo solo eppure non sento la solitudine, niente nostalgia, niente malinconia, rari ricordi o pensieri a quello che ho lasciato in Italia.

A volte penso solo che non conosco nessuno che abbia scelto questa stessa strada e che forse nessuno, tra le persone che mi sono più vicine, può capire cosa significhi, cosa si provi a stare qui e cosa si possa arrivare a pensare di tutto quello che non è qui. Ed è difficile tenere in equilibrio la propria volontà tra tutto questo, temo il rientro perché so che potrebbe stravolgere tutto. Inizio a pensare al dottorato, mi entusiasma sentire o anche semplicemente leggere le esperienze di altri, forse è semplicemente l’attrazione per i propri simili. Ma avanzo prudente, prima avrei chinato il campo e sarei andato avanti fino a raggiungere quello che desideravo, mi è sempre riuscito di raggiungere i miei obiettivi quando ho agito così. Ma ora è diverso, ma non sento che possa essere definitivo e se un giorno, anche solo per sbaglio, dovessi decidere di riprendere a testa bassa sento che tornerei il carrarmato di sempre.

Mi riprometto comunque di tornare a scrivere più spesso, perché, come mi ha suggerito il mio amico Silvio da Milano (non lui!!!), è dalla quotidianità che si capisce (e capisco) cosa sto facendo.