Volevo fare il nerd.
La giornata di uno scrutatore
Continuo a tenere questo libro di Calvino sulla scrivania e da un mese e mezzo non fa altro che girare e girare, ho fatto due orecchie su alcuni passaggi particolarmente interessanti. Li riporto così il continuo vagare di questo libricino finirà e potrà riposare sullo scaffale dei libri letti.
«La democrazia si presentava ai cittadini sotto queste spoglie dismesse, grige, disadorne; ad Amerigo a tratti ciò pareva sublime, nell’Italia da sempre ossequiante a ciò che è pompa, fasto, esteriorità, ornamento; gli pareva finalmente la lezione d’una morale onesta e austera; e una perpetua silenziosa rivincita sui fascisti, su coloro che la democrazia avevano creduto di poter disprezzare proprio per questo suo squallore esteriore, per questa sua umile contabilità, ed erano caduti in polvere con tutte le loro frange e i loro fiocchi, mentre essa, col suo scarno cerimoniale di pezzi di carta ripiegati come telegrammi, di matite affidate a dita callose o malferme, continuava la sua strada.»
«Anche Amerigo avrebe voluto dirle delle parole di ammirazione e simpatia (ad una vecchia suora, ndr), ma quel che gli veniva da dire era un discorso sulla società come avrebbe dovuto essere secondo lui, una società in cui una donna come lei non sarebbe considerata più una santa perché le persone come lei si sarebbero moltiplicate, anziché star relegate in margine, allontanate nel loro alone di santità, e vivere come lei, per uno scopo universale, sarebbe stato più naturale che vivere per qualsiasi scopo particolare, e sarebbe stato possibile a ognuno esprimere se stesso, la propria carica sepolta, segreta, individuale, nelle proprie funzioni sociali, nel proprio rapporto con il bene comune…»
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da futurbaggio il 25/02/2009 alle 13:00, ed è archiviato come Letture. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |