Volevo fare il nerd.
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L’appartenenza
7 mag
Ieri alla prima di Officina delle Idee si è parlato del senso di appartenenza, un concetto apparentemente così aleatorio, eppure saldamente alimentato dalla pratica quotidiana. L’appartenenza è addirittura un’esigenza biologica per Aristotele (l’uomo come animale sociale), io sono più portato a credere che il senso di appartenenza sia una specie di filtro che ci permette di costruire la nostra identità e riconoscere (o disconoscere) il valore dell’altro. Essì, perché esistono appartenenze conflittuali, che hanno bisogno di un nemico per rafforzarsi, volte a sminuire il valore dell’altro, quando per motivi politici, quando per motivi religiosi o etnici, etc. Ogni uomo è una montagna, questa è una delle frasi che più mi ha segnato nella crescita adolescenziale. Una montagna non la puoi sottovalutare e non puoi distruggerla perché fa parte del paesaggio, lo abbellisce e lo identifica nel suo essere insieme.
La montagna va quindi scalata, l’altro va interiorizzato, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé, per dirla con Giorgio Gaber che sul tema ha composto due belle poesie solo apparentemente dissonanti (Canzone dell’appartenenza e Canzone della non appartenenza). Gaber va oltre la visione della necessità dell’appartenenza, di un qualcosa che passivamente ci ricade tra le mani: l’appartenenza non é lo sforzo di una convivenza civile o il consenso a un’apparente aggregazione, ma la forza che prepara al grande salto, il vigore che travolge l’egoismo, quell’aria più vitale che è davvero contagiosa.
Ed è davvero così perché questo contagio mi ha colpito qualche mese fa a Ngozi, quando, in un giorno apparentemente qualsiasi, devo aver implicitamente preso coscienza del senso di appartenenza a quella comunità, non riuscivo più a distinguermi dagli altri: avevo gli altri dentro di me.
Stanco e perduto
8 apr
La vita è difficile per tutti, voglio dire, non sarebbe tale altrimenti. Le difficoltà però sono qualcosa con cui mi è sempre piaciuto confrontarmi, raramente traspare dal mio modo di essere e di relazionarmi i mille pensieri e problemi che caratterizzano le mie settimane, perché, anche se c’è la salute (e a volte anche quella mi è mancata), le difficoltà non mancano e superarle è l’unico modo per ritrovare un pò di serenità, anche se temporanea. Non mi manca mai la capacità di ironizzare, andare oltre, vedere altrove un momento di felicità. Le difficoltà ti migliorano, tenerle per sé è il segreto per vincerle, senza riversarle inutilmente sul mondo intero. Viverle intensamente, in solitaria, fino in fondo e poi, una volta passate, godersele come vecchi amici. Le difficoltà ti stancano e ogni tanto ci si perde, a volte una difficoltà chiama l’altra tanto da sembrare un muro invalicabile. Sono nel pieno di una settimana dura e ogni giorno lo diventa sempre di più, ma passerà e rileggerò tutto questo come fosse un vecchio ritornello.
C’ho tanto da leggere, c’ho tanto da scrivere
7 mar
Sono impegnato col Master, con mille idee buone o cattive e con tutti i libri che ho ricevuto a Natale (fortunatamente, con gli anni, si riducono i capi della Nike). In questo periodo è aumentata incredibilmente anche la voglia di vivere la gente, esplorare una realtà che, da fuorisede, ho sempre conosciuto da “straniero in terra straniera”.
Prima o poi magari vi scriverò di questo, ma intanto non potevo esimermi dal dirvi quanto sia stupendo il cielo in Burkina Faso. E’ un cielo grande, che ti lascia l’impressione che vada avanti davvero all’infinito, mai strozzato da un palazzo, da una collina. Nessuna nuvola. La terra è piatta, è arida. Gli alberi spogli non interrompono la visuale verso l’oltre. E vedere il sole tramontare rapido, fino all’ultimo spicchio, all’ultimo raggio. Prima che spunti una luna bianca, splendente, tra le costellazioni che non conosco, ma cerco di decifrare.
Il cielo è anche il disegno che Safì, un ragazzino disabile eletto a mio aiutante sul lavoro, mi regala: tutto celeste, piatto, bello.
Riprendere Jirapa…
20 ago

..non per un partito nè una bandiera, ma per lo sguardo stupito e gli occhi dolci dei bambini..
Non cambia la musica
20 apr
Manca poco, non so dire se troppo poco o molto poco, ma insomma parliamo di giorni. Io però non perdo le mie cattive abitudini e mi sono già impegnato su altri fronti, il tempo di staccare sarà molto poco, ma speriamo non troppo poco. Ma poi si può cambiare davvero facendo così? Forse non voglio lasciare cose per strada e adesso che, per caso o per scherzo o per necessità, dovrà accadere, cerco di tenere tutto vivo, ma non può durare… Prolungherò fino a settembre, poi inevitabilmente ci dovrà essere una svolta, ma in fondo è quello che desideravo andando così lontano sia geograficamente sia umanamente. L’ambiente mi influenza e spesso mi opprime, conservo i principi ma a volte li sacrifico. Mi manca un riferimento, credo soprattutto umano.
¡Hasta pronto!
Confidenza
7 mar
Non è che sia un periodo particolarmente positivo o negativo per cui non scrivo, solo che gli stimoli li esaurisco nella scrittura della tesi.
Però mi piace che ormai ci sia confidenza qui, non troppo tempo fa provavo disagio, ora invece benessere. Prendo una boccata d’aria e torno ai miei doveri.
Distanze
28 feb
Sarà l’ascendente di Tricarico, ma la disconnessione di quello che dico e penso (e a breve farò, suppongo) mi pare in crescita. Sono lontani i tempi in cui tutto mi doveva quadrare, in cui tutto andava fatto entro la scadenza e nei modi prescritti. La lista delle cose da fare può essere accorciata semplicemente per mancanza di voglia, per dar spazio ad affari scrausi e sconclusionati. E sono bombardato (oppure è solo percezione?) da elementi che mi portano sempre più in questa direzione; di fronte al pessimismo di un amico che pensa che la crisi gli abbia tolto tutto, io non riesco ad essere che divertito, non ho voglia di fermarmi. E leggere l’intervista a Rita Levi Montalcini su Wired farebbe bene a tanti, se una donna di 100 anni riesce con ottimismo a vedere il futuro perché il resto del mondo deve avvertire solo la precarietà e non il rovesciamento della situazione? La mia medicina al momento è quella di annullare le distanze, parlare di Londra, Madrid, Amsterdam e Ngozi come se fossero dietro l’angolo; annullare le distanze umane, abbattere le mie barriere misantropiche e aprirsi perché il bello non è scomparso, cercano solo di farcelo tenere nascosto, magari per lasciar spazio al brutto.
Pubblico, ma con ampio scetticismo.
Nell’ultima settimana
12 feb
Appena tornato dal concerto di Capossela allo Smeraldo, conquistato come prevedibile dalle sue note nostalgiche e quelle più vive, pazze di gioia. La musica è riuscita ad annullare lo scombussolamento innescato nel mio spirito dal recentissimo viaggio in Spagna. Ma è bene fare i conti con quello che è stato, lasciarne traccia, per rileggere, far leggere e magari conservare per un poi.
Cercare di mettere ordine mi è quasi impossibile e mi viene da partire dalla partenza appunto, dal mio compagno di viaggio, con cui non avrei immaginato di poter trovare una sintonia così forte, in così poco tempo, forse semplicemente perché le altre volte che avevo viaggiato in compagnia ero riuscito sempre a stracciare delle amicizie. E’ rimasto qualcosa di non detto, ma come al solito i miei sguardi credo siano stati molto eloquenti e meno imbarazzati della voglia di parlare; quel grazie alla fine del tutto è stato sintetico, striminzito, ma ha lanciato un segnale reciproco, qualcosa che sapremo risvegliare al tempo giusto, che non abbiamo voluto sprecare per un momento così scontato come quando le nostre strade sono tornate divise.
Madrid è corsa via veloce: la Guernica, Dalì, la sangria, Isaac e gli occhi di ghiaccio di Katrine, rubatimi dalla gelosia della sorella. E siamo a Salamanca, torno lì dopo poco, col timore di subire il colpo alla partenza. La gente vecchia e nuova mi accoglie come se fossi sempre rimasto lì. Le giornate mi sembrano lente e allo stesso tempo percepisco la velocità con cui le emozioni mi entrano dentro, come se fossi lì per respirare aria buona, ricaricare lo spirito di momenti positivi, da riportare a casa come ricordi. Sento sempre più forte la dipendenza da un amico. Cado nella mia solita sensazione di aver trovato una persona speciale, sebbene il breve soggiorno suggerisca strategie più libertine. Nel giro di poche ore maturo l’idea di stravolgere ancora tutto nella mia vita e stare qui, a respirarla sempre quest’aria buona, cerco strade che mi conducano finqui, inizio con la razionalità. Divento nostalgico, l’aver perso la sciarpa mi tira lontano, averne un’altra mi lascia una speranza, forse. Mi pesa dover dire addio, alzo le barriere, sono distaccato, mi ci vuole ancora del tempo per digerire tutto questo.
