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La fitta

Ieri sera ho scoperto il sintomo fisico della delusione: è una sorta di fitta che ti viene tre costole sotto la fine dello sterno. E, credo, anche la mia faccia normalmente inespressiva ha tradito un pò questa sensazione tanto che più di qualcuno ha mostrato preoccupazione. Sono deluso da me o dagli altri? Non riesco a capirlo. Ormai mi sono messo in testa che tutto potrà essere cinicamente lasciato a caso, tanto non finirà nel mio zaino da viaggio per il prossimo anno. Ma è una brutta sensazione, perché non è la prima volta e perché tanto poi capiterà di ritornarci con la testa a certi momenti, di incontrarle ancora certe persone e di non riuscire a deglutire con indifferenza l’amarezza.

Da Bruxelles

Oggi è uscito il sole, per la prima volta da quando sono arrivato. E mi sono chiesto se davvero c’è bisogno di sottoporsi a queste torture sociali per guadagnarsi qualche minuto di felicità al giorno, se va bene. Pagarla a caro prezzo, magari ‘made in China’. Qui la gente s’affanna, s’affanna per il lavoro, s’affanna per uno stage, s’affanna per lo studio, s’affanna.
A forza di sgomitare si trasformano, non ci fanno più, ma ci diventano e ci sono. Convintamente illusi che un fottuto curriculum ti possa far sembrare qualcuno, quando non sai neppur lontanamente chi sei. Ma qui quando puoi sentir vibrare l’anima? E per quanto potrà mai durare? Restare umani è forse questo, ritrovare il suono della propria anima.

In curva

Fino a qualche mese fa non avrei mai pensato che guidare poteva servirmi oltre la pura utilità dello spostarsi, invece in questi giorni in cui ho guidato di più, mi sono spostato, sono finito a riflettere su come, sulla strada come nella vita, mi piaccia spingere l’acceleratore quando la strada è ampia e dritta tanto da non vederne la fine, salvo poi frenare quando c’è una curva, lo spazio si riduce e le emozioni sono fianco a fianco, col fiato sospeso per il timore di scontrarsi, distruggersi, vittime della forze centrifughe della vita. Ma allo stesso tempo è bello vedere la fine della curva, sapere di poter aprire di nuovo il gas, tornare a viaggiare veloci, riaprirsi ed inseguire nuove persone, nuove emozioni.

Coraggio

Mi sta mancando un pò di coraggio, forse è quello che dovrei tirare fuori ora, a questo punto. Mi sono calato in una realtà vicina quanto sconosciuta, con la solita umiltà e voglia di intraprendere, ma non mi basta. Sento che si può fare di più, non voglio però che il tutto si uniformi al resto, che è quello che in fondo vorrei evitare.

Insomma ci vuole un pò di coraggio per non finire presto o tardi costretti all’ennesima fuga, verso chissà dove e per chissà quanto. O magari mi manca il coraggio di fuggire ancora, perché cerco dei riferimenti anche non radicati in questa terra ma disposti a seguirmi.
Fare il pavido però mi sta aiutando a riscoprire la riflessione e l’ascolto, che spesso non si ha troppo tempo di praticare quando si ha l’impellenza dell’operare. Ma anche del parlare, parlare a vuoto, buttare al vento frasi sconnesse che ingombrano le stanze del cervello e una volta fuori fanno ordine sia fuori che dentro. Stranamente sento anche quasi l’esigenza di dovermi ‘restringere’ fisicamente, per togliermi l’ingombro di essere alto e importante, per poter ascoltare meglio e non trovare ostacoli nel dialogo con gli altri.