Volevo fare il nerd.
Archivio di maggio 2010
Gli arbitri ti picchiano
16 mag
Dedicato a Stefano Gugliotta e le altre vittime degli arbitri che picchiano.
L’appartenenza
7 mag
Ieri alla prima di Officina delle Idee si è parlato del senso di appartenenza, un concetto apparentemente così aleatorio, eppure saldamente alimentato dalla pratica quotidiana. L’appartenenza è addirittura un’esigenza biologica per Aristotele (l’uomo come animale sociale), io sono più portato a credere che il senso di appartenenza sia una specie di filtro che ci permette di costruire la nostra identità e riconoscere (o disconoscere) il valore dell’altro. Essì, perché esistono appartenenze conflittuali, che hanno bisogno di un nemico per rafforzarsi, volte a sminuire il valore dell’altro, quando per motivi politici, quando per motivi religiosi o etnici, etc. Ogni uomo è una montagna, questa è una delle frasi che più mi ha segnato nella crescita adolescenziale. Una montagna non la puoi sottovalutare e non puoi distruggerla perché fa parte del paesaggio, lo abbellisce e lo identifica nel suo essere insieme.
La montagna va quindi scalata, l’altro va interiorizzato, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé, per dirla con Giorgio Gaber che sul tema ha composto due belle poesie solo apparentemente dissonanti (Canzone dell’appartenenza e Canzone della non appartenenza). Gaber va oltre la visione della necessità dell’appartenenza, di un qualcosa che passivamente ci ricade tra le mani: l’appartenenza non é lo sforzo di una convivenza civile o il consenso a un’apparente aggregazione, ma la forza che prepara al grande salto, il vigore che travolge l’egoismo, quell’aria più vitale che è davvero contagiosa.
Ed è davvero così perché questo contagio mi ha colpito qualche mese fa a Ngozi, quando, in un giorno apparentemente qualsiasi, devo aver implicitamente preso coscienza del senso di appartenenza a quella comunità, non riuscivo più a distinguermi dagli altri: avevo gli altri dentro di me.
blocknotes #9
6 mag
«Se l’Italia avesse un minimo di dignità e d’onore,
l’alta Puglia non sarebbe il luogo del culto di Padre Pio,
ma di Matteo Salvatore.»