Volevo fare il nerd.
Archivio di ottobre 2009
Burundi: incontri del Terzo Mondo
28 ott
Ogni angolo di Africa sembra connesso con tutto il resto del continente, finora non è stato assai difficile incrociare esperienze dalle regioni più o meno vicine (Namibia, Tanzania, Rwanda, Kenya, Congo, Uganda, etc). Mi incanta sentire gli inevitabili confronti tra il Burundi e tutte queste terre, mi fa venir voglia di provarle una ad una e un po’ mi pento di non aver preso la patente come mi ero ripromesso, non certo per la prima volta, qualche mese fa.
La settimana scorsa, in particolare, due volontari bresciani, Luca e Fabio, sono venuti a Ngozi per un brevissimo progetto con Damiano e Francesca, i ragazzi di Mivo. Hanno fatto un lungo viaggio dalla Caramoja, in Uganda, per diffondere anche qui delle stufe ecologiche a basso consumo, in modo da arrestare il disboscamento che qui in Burundi è già in uno stato avanzato e che potrebbe avere in futuro delle controindicazioni ambientali non da poco.
Luca e Fabio sono una coppia che trasmette da subito simpatia e confidenza, sono accompagnati da un loro lavoratore ugandese detto ‘Bafo’ per i suoi baffetti nerissimi, che quasi si confondono con la sua pelle scurissima. I loro racconti sulla Caramoja sono pieni delle difficoltà e dei problemi che un po’ ovunque capita di trovare in Africa, ma da subito precisano come gli abitanti della Caramoja, nonostante la loro povertà, siano molto orgogliosi a causa delle loro origini guerriere, al contrario di quanto si verifica in Burundi dove ‘orgoglio’ e ‘dignità personale’ sembrano concetti totalmente astrusi e inusuali nel vocabolario della gente. Ascoltando i loro racconti rifletto su come il Burundi sia forse uno dei Paesi africani più fortunati, ma non riesca a reagire alla sua sorte e alla sua storia recente: qui c’è la pioggia, la stagione secca non è lunga né troppo calda, il terreno continua ad essere produttivo nonostante lo stress a cui è sottoposto da secoli – continuano a ripeterci Luca e Fabio. E poi non ci sono i serpenti! Nel loro primo anno di attività ci raccontano di avventure con ogni tipo di serpente, dai grossi ma innocui pitoni al celebre cobra (tramortito con una sassaiola dopo aver sputato veleno negli occhi del cane di casa), fino al temibilissimo “serpente dei sette passi”, chiamato così perché, dopo essere stati avvelenati, si ha il tempo di fare solo sette passi prima di morire.
Insomma, tra qualche risata e un po’ di guarany, si arriva a parlare di tutto e, quando decido di mettermi in branda, penso che forse i burundesi hanno bisogno di una scossa culturale ancor prima che economica per spazzare via la loro ‘crisi’, quella del ‘93.
Burundi: a metà strada
23 ott
Questo lungo silenzio non è dovuto a qualcosa di particolare, semplicemente certe cose hanno bisogno di più tempo per essere riconosciute e digerite. E poi forse non sento più il bisogno di ‘dipendere’ dal raccontare tutto e subito, preferisco consumare in privato qualche emozione un po’ più forte. Sta di fatto che questi due mesi mi hanno rivelato alcune idee che pensavo di dover cercare e poter trovare qui: vivo solo eppure non sento la solitudine, niente nostalgia, niente malinconia, rari ricordi o pensieri a quello che ho lasciato in Italia.
A volte penso solo che non conosco nessuno che abbia scelto questa stessa strada e che forse nessuno, tra le persone che mi sono più vicine, può capire cosa significhi, cosa si provi a stare qui e cosa si possa arrivare a pensare di tutto quello che non è qui. Ed è difficile tenere in equilibrio la propria volontà tra tutto questo, temo il rientro perché so che potrebbe stravolgere tutto. Inizio a pensare al dottorato, mi entusiasma sentire o anche semplicemente leggere le esperienze di altri, forse è semplicemente l’attrazione per i propri simili. Ma avanzo prudente, prima avrei chinato il campo e sarei andato avanti fino a raggiungere quello che desideravo, mi è sempre riuscito di raggiungere i miei obiettivi quando ho agito così. Ma ora è diverso, ma non sento che possa essere definitivo e se un giorno, anche solo per sbaglio, dovessi decidere di riprendere a testa bassa sento che tornerei il carrarmato di sempre.
Mi riprometto comunque di tornare a scrivere più spesso, perché, come mi ha suggerito il mio amico Silvio da Milano (non lui!!!), è dalla quotidianità che si capisce (e capisco) cosa sto facendo.
Burundi: verità supposte
12 ott
A grande richiesta (nel senso che mi trovo spesso costretto a rispondere a domande generali sul Burundi) una serie di verità supposte e leggende metropolitane sul Burundi.
Il Burundi si trova al centro dell’Africa: non è solo un appellativo turistico quello di ‘cuore dell’Africa’, provando a dare un’occhiata alla forma descritta dal confine nazionale si intravede proprio quella di un cuore. Il Burundi confina a nord col Rwanda (noto ai più per il genocidio dei tutsi e per qualche scandalo dei militari italiani), ad est con la Tanzania (che ospita alcuni tra i parchi nazionali più conosciuti e il Lago Vittoria, quello delle cascate), ad ovest con il Congo (ex-Zaire).
Purtroppo la centralità del Burundi si limita alla sua posizione geografica: è il Paese col PIL più basso del mondo (anche se non risulta comunque essere il più povero in assoluto), né è interessato da flussi turistici (come la Tanzania, il Kenya e l’Uganda) in quanto non ospita alcuna specie selvaggia, a parte gli ippopotami e i coccodrilli del Lago Tanganica.
Sebbene si trovi in Africa in Burundi non fa caldo! Nel nord del Paese, dove abito io, le temperature sono costanti per tutto l’anno e si aggirano tra i 17°, di notte, e i 27°, di giorno. È una zona collinare con vette anche al di sopra dei 2.000m, il paesaggio è ricco di verde, foreste o coltivazioni, e la terra ha ovunque un colore rosso molto intenso, carico di ferro.
Gli abitanti del Burundi non si chiamano burundiani ma burundesi, esiste una divisione etnica interna e, sebbene al momento le etnie siano talmente integrate da non poterle distinguere, perdura una certa resistenza a considerarsi appartenenti tutti ad uno stesso popolo. La quasi totalità della popolazione è cristiana (cattolica o protestante), c’è una minoranza musulmana ben integrata e tollerata, ma resta in ogni caso vivo, anche tra i cristiani, l’attaccamento alle credenze animiste.
In Burundi si mangia bene, sia che si scelga una dieta europea sia se ci si avventuri nella cucina locale. Si trova facilmente, e a basso costo, pesce fresco dai laghi e carne di vacca o di capra (i maiali gli distruggono le coltivazioni). Tra le verdure dominano cipolle (meno forti delle nostre) e carote, sono molto diffusi anche pomodori, peperoni e patate; i locali non usano pane come companatico ma qualcosa di simile alla polenta ricavato dalle foglie di manioca (in Ghana lo chiamano fufu). È inutile, circa la frutta, che mi sprechi con una lista di superlativi, quindi mi limito ad elencare: ananas, banane (anche cotte o fritte o crude nelle insalate), mango, papaya, tonda (mai visto prima).