Volevo fare il nerd.
Archivio di settembre 2009
blocknotes #8
28 set
«Si le but de toute vie était le bonheur – ce qui n’est pas le cas, heureusement pour la bonne marche du monde –, ce sont les africains qui devraient nous envoyer des missionnaires et pas le contraire.»
Burundi: pronti al via!
15 set
Mi sono preso una pausa forzata dal blog per una serie di situazioni nuove o impreviste da gestire, certo non posso dire di essermi annoiato nell’ultima settimana e anzi ho trovato tanti spunti e altri cominciano a farsi intravedere. La partenza di Alphonse ha lasciato il segno, mangiare da solo senza le notizie africane della BBC in francese non è lo stesso; tutto sommato sto però riuscendo a sopperire alla solitudine leggendo un po’ di più e curiosando tra gli scaffali della casa, lasciati pieni di libri e souvenir da chi mi ha preceduto: ho persino ritrovato la raccolta di Tex Willer che Alphonse cercava smaniosamente mentre faceva le valigie.
Mi trovo tuttora in piena emergenza idrica, l’acqua arriva col contagocce (non si tratta di una metafora!) e sono costretto a curare la mia igiene in modo del tutto casuale… Oggi però l’ho fatta la doccia! Riesco comunque a trovare il lato ‘divertente’ della faccenda, quando, la mattina appena sveglio, incrocio Lionel che mi prepara la colazione e ha già appostato sotto l’avaro rubinetto la pentola per la pasta: si riempirà goccia dopo goccia, non costituisce un problema per lui. Intanto fuori cominciano le prime piogge!
Buone notizie invece dal fronte delle relazioni sociali, Alphonse mi ha lasciato in eredità il contatto di una coppia di bresciani davvero simpatici e molto disponibili: Damiano e Francesca. Vivono a Mivo, piccola frazione di Ngozi ad una decina di chilometri di distanza, e lavorano su un progetto di integrazione della minoranza pigmea (meno dell’1% in Burundi), aiutandoli nella costruzione delle loro case, nelle attività agricole e nella formazione dei ragazzi. Sono felici insieme, è questa la prima grande impressione che mi lasciano e trasmettono felicità anche chi è qui da solo, magari perché lontano. Il sabato sera passa velocemente e con molto piacere tra una lotta con le capre e una cena a base di pizza, il tutto si conclude con un ‘torneo’ di biliardo con Alessandro e Damiano in cui, con una buona dose di fortuna, mi produco in tiri fantozziani (“questa è classe, coglionazzo”). Tornerò sicuramente da loro, quando rientreranno da Kampala, posso farlo anche col taxi-velo ed ammetto che mi sconfinfera non poco l’idea di battere quella strada sterrata in bici o a piedi, magari armato di fotocamera.
Chiudiamo con la scuola: ammetto che lavorare nel mio ufficio un po’ mi ha allontanato da René e dai professori che frequentavano il laboratorio, ma così posso lavorare più tranquillamente e coi miei ritmi. L’impatto col direttore non è stato dei migliori, ma mi sono convinto che devo dargli una seconda (ma anche una terza e una quarta, almeno fino alla decima) opportunità; a parte il salutarmi quando mi incrocia per strada non va, eppure lui, da padrone di casa, dovrebbe presentarmi ai professori, ma niente. Di tutt’altra pasta mi sembra Apollinaire, professore di storia e geografia, sarà il mio primo cliente, ha voglia di sperimentare la multimedialità per le sue lezioni di geografia, partendo dall’ipotesi, assolutamente fondata, che dei ragazzi burundesi a stento possono immaginarsi cosa siano la Torre Eiffel o il Big Ben. Il suo entusiasmo è stato contagioso, quindi mi sto adoperando per riuscire a lavorare il meglio possibile con lui, in modo che anche gli altri professori decidano di sperimentare qualcosa di nuovo e dare un po’ di senso alla mia presenza mattutina a scuola.
Il primo giorno di scuola è passato via abbastanza confuso e caotico, si è trattato piuttosto di un appello generale di prof e studenti. Quest’ultimi si sono presentati tutti con le loro divise, hanno scambiato saluti coi loro compagni e dopo qualche ora erano già liberi; tutt’altro tono invece la scuola elementare lì vicino, quando stacco per pranzo i piccoli sono in pausa e riempiono lo spiazzale giocando a calcio o inseguendosi, poi tutti si fermano a guardarmi o, i più coraggiosi, a lanciarmi un saluto. Domani mi fermo ed aspetto qualche reazione!
Hotel Rwanda
10 set
Consigliato da Giulio, per uno scherzo del destino l’avevo regalato a mio padre qualche Natale fa senza averlo mai visto. L’ho visto qui, a meno di 100 km da Kigali. E ogni volta che incrocio qualche lavoratore con in mano un machete mi ribolle il sangue nelle vene…
Burundi: alti e bassi
7 set
I giorni passano e me ne rendo conto man mano che le mie riserve di Malarone si riducono, è stata una settimana di alti e bassi, di attese, noia, prospettive, noia, sudoku, lunghi riposi. Parto dalle note un po’ più nostalgiche: Alphonse parte giovedì per l’Italia, per poi recarsi in Darfur; mi troverò quindi in questa casa enorme da solo, non so se ci sarà il tempo di trovare un sostituto, resterà comunque insostituibile sul piano umano per avermi dato la netta impressione, in sole due settimane, di considerarmi un fratello minore a cui lasciare in eredità tutto quello che lui, insieme a Marco e Paolo, ha costruito tra queste quattro mura e non solo.
Le buone notizie arrivano invece dall’Italia e mi lasciano la possibilità di sognare un bel tour per il continente, a quanto pare è cosa fatta la partecipazione mia e di René ad un progetto di installazione di sistemi satellitari per conto dell’ESA in Congo e Burkina-Faso. Non nascondo che l’entusiasmo è stato così tanto da andare a vedere quanto vicino a Jirapa sarei riuscito ad arrivare, quasi a voler ripescare quell’Africa che mi è entrata nel cuore qualche anno fa. L’entusiasmo s’è subito scontrato con la burocrazia, da un primo giro di consultazioni ottenere un visto del Burkina-Faso in Burundi è impresa ardua almeno quanto quella di trovare qualcuno di Pozzallo a Breda di Piave. Ma fa anche questo parte del gioco…
Per chiudere una nota di colore: venerdì, mentre rientro dalla scuola, mi accorgo che tutti gli edifici lungo la strada principale sono decorati con rami di banano; dall’andirivieni di gente percepisco che ci dev’essere qualcosa nell’aria. Stany, il mio uomo delle pulizie, mi dice che il Presidente è a Ngozi, sua terra natale, ma resto abbastanza stupito nel non aver visto cortei o festeggiamenti. La smentita non si fa attendere troppo, il corteo, rumoroso e colorato, parte al mattino presto di sabato e si estingue solo nel tardo pomeriggio. È una sfilata chilometrica di gente proveniente da tutto il nord per la festa del partito: gli uomini giovani corrono e sventolano bandiere, le donne cantano al ritmo delle mani oppure danzano, c’è spazio anche per militanti molto giovani e per i tradizionali danzatori. Io non riesco a trattenermi e scatto foto senza troppo pudore, la reazione è più divertita che indispettita; chiunque passi mi lancia almeno uno sguardo, un bianco fa sempre notizia anche di fronte alla festa del Presidente. Penso comunque che vivere così felicemente la politica non può essere che un bene per questa gente, che ha sofferto troppo nel passato recente perché politici scaltri, con l’appoggio di qualche governo europeo, hanno istillato l’odio tra alti (tutsi) e bassi (hutu), scatenando uno dei drammi più terribili (e privi di senso) della storia dell’Africa e del mondo intero.
Tra una settimana inizia la scuola, mai stato contento di un simile evento!
Burundi: weekend a Bujumbura
1 set
Il weekend inizia con un sorprendente anticipo, scopro da Alessandro che il venerdì, come il resto del weekend, i burundesi lo passano a fare sport oltre che a rilassarsi come tutti gli esseri umani. Ne approfitto quindi per rinfrescare un pò la grammatica francese e riposare, Alphonse rientra in casa alla solita ora con i biglietti per il bus che ci porterà l’indomani mattina a Bujumbura (per gli amici Buja), prima di dormire momento cinematografico con Ficarra e Picone.
Alphonse mi aveva rassicurato di aver preso i biglietti per una compagni affidabile, scopriamo purtroppo solo al momento di partire che il bus è guasto e viene sostituito da un servizio molto meno confortevole, ma di sicuro più avventuroso. L’essere bianco comporta ancora dei privilegi da queste parti, quindi sulla mia fila di sedili saremo solo in quattro, mentre dietro arriveranno anche a cinque o sei per fila; il conducente di questo “pulmino”, con evidenti problemi alla cinghia del motore, ogni tanto si gira verso di me quasi a voler essere rassicurato che mi stia godendo il viaggio. Il tempo di percorrenza inevitabilmente si allunga, un pò per la precaria situazione del mezzo, un pò perché i passeggeri chiedono continuamente soste per comprare banane o pomodori lungo i villaggi che costeggiano la tortuosa strada asfaltata.
L’arrivo a Buja ci consegna immediatamente un clima più umido e iniziamo a sudare copiosamente dopo solo pochi metri di cammino, Alphonse vuole prima farmi conoscere alcuni punti-chiave della città prima di recuperare l’auto. Passiamo a mangiare un boccone in un ristorante italiano, recuperiamo l’auto parcheggiata presso la Casa dei Saveriani e ci rifugiamo su una collina alla periferia della città per riposarci e goderci il panorama sul lago Tanganyka. Lungo la strada ci si imbatte in molteplici code di auto festanti (i festeggiamenti durano fino ad una settimana) e in schiere di giovani che corrono e cantano qualcosa che somiglia ad un inno.
Passo una notte un pò scomoda, ne approfitto quindi per divorare L’ombra del vento. Il risveglio è dolce come quelli di Ngozi per via del placido silenzio in cui si trova il Mont Sion; Alphonse decide di cambiare il programma rispetto a quanto mi aveva prospettato la sera a cena: ci rechiamo quindi di buon ora all’orfanotrofio delle missionarie di Calcuta, così il mio amico dottore può visitare un pò i bambini malati e seguire quelli appena guariti. Mentre lui si perde nell’ala riservata ai più piccoli, io resto circondato da quanti usciti dalla messa non hanno resistito all’attrazione di un giovane bianco tra le mura della loro casa. Stare dietro a tutte queste pesti mi ha già tolto le poche energie recuperate nella notte, la giornata continua quindi stancamente tra giri ‘turistici’ e incontri con altri contatti del posto; riprendiamo quindi la strada di casa, cerco di non abbandonarmi alla stanchezza e di essere una buona compagnia per Alphonse che guida, scatto qualche foto e smanetto sull’autoradio alla ricerca di un pò di musica. Cerco in ogni caso di godermi il paesaggio e ragiono su come la mia voglia di stare qui sia aumentata parecchio dalla prima volta che avevo percorso quella strada, a Bujumbura nonostante tutto non mi sono sentito veramente a mio agio e, quando percorriamo il tratto di strada che divide la scuola da casa, mi sento più al sicuro.
Lionel, il nuovo cuoco, non tradisce le attese, il weekend si chiude con la visione de Il postino, che, mea culpa, non avevo mai visto prima.