Volevo fare il nerd.
Archivio di agosto 2009
Burundi: italiani a Ngozi
28 ago
È passata la prima settimana e posso ritenermi soddisfatto, a scuola ho fatto conoscenza con diversi professori ma mi manca ancora il pezzo grosso, Monsieur le Directeur, mentre con René il feeling è già abbastanza consolidato. Risolti i problemi al PDC (Primary Domain Controller) in Samba e ad una stampante, sono passato a studiare una bozza di progetto per spingere i professori e gli studenti ad utilizzare Internet per lo didattica; è probabile che già nel weekend riesca ad elaborare un documento da discutere con i miei referenti in Italia.
In casa c’è aria di cambiamenti, Lino, Domenico e Luigi sono partiti stamattina in direzione Vicenza, mentre in cucina Lionel dovrebbe definitivamente sostituire Claude per la settimana prossima, sperando che a pagare dazio non debbano essere gli apparati digestivi mio e di Alphonse.
In questi giorni ho avuto anche modo di conoscere qualche italiano presente a Ngozi, in particolare Alessandro, abbastanza giovane, venuto da Verona, è responsabile del laboratorio informatico della scuola paramedica situata proprio a metà strada tra casa mia e il liceo dove lavoro; quindi suor Bruna, bresciana ma ormai burundese d’adozione essendo in zona da una trentina d’anni, ha il merito, per me infinito, di portarci il pane ogni giorno, quasi da non rimpiangere quello della mia terra. Credo che suor Bruna diventerà un riferimento certo per me, durante il weekend potrei andarla a trovare facilmente e passare un po’ di tempo coi ragazzi che toglie dalla strada e cerca di impegnare con un po’ di lavori manuali e qualche lezione di lettura e scrittura.
Programmi per il weekend: discesa in bus a Bujumbura con Alphonse per recuperare il pick-up, ripasso di francese e qualche lavoro in sospeso per l’Italia.
Burundi: prime sensazioni
25 ago
Lino e Domenico sono venuti da Ngozi per portarmi su, sono due tipi simpatici, ma mi sembrano anche loro un po’ ossessionati dalle cose negative piuttosto che da quelle positive. Cerco quindi di portare il discorso su temi che mi interessano, prima di partire non mi ero posto tante questioni che ora erano lì tutte insieme a spingere, a fracassarmi le tempie. Sento ancora quella sensazione al ventre, cerco di distrarmi godendomi lo splendido paesaggio fatto di campi di banane, caffè, mango e quant’altro. Il flusso di persone ai bordi delle strade non tende a diminuire neppure sulle vette più ripide, ogni tanto da qualche curva spuntano, lanciati come dei siluri, volti divertiti di ragazzi in bicicletta; un’altra grande attrazione sono i vestiti delle donne, colori molto sgargianti, abbinamenti tra moda europea e folklore locale, è comunque qualcosa di nuovo rispetto al Ghana dove i colori dominanti nell’abbigliamento femminile sono legati all’appartenenza etnica.
A casa conosco Alphonse, è un medico congolese impegnato a Ngozi da 3 anni, sarà il mio coinquilino per questi quattro mesi ed è una fortuna, perché lui mi lancia finalmente un segnale di ottimismo, mi consiglia di non trarre frettolose considerazioni. Mi conquista definitivamente quando, dopo cena, propone di vedere assieme “I cento passi”, non può sapere che si tratta del mio film preferito. La notte non passa certo facilmente, dormo poco ma sento che pensare mi aiuta a sciogliere il groviglio.
La prima giornata a scuola trascorre bene, familiarizzo con Renè, il responsabile della scuola, e conosco qualche professore e studente, tutti sanno già perché sono lì e le loro speranze attorno al mio impegno futuro è un’altra sensazione di cui faccio tesoro per tirarmi su. Nel pomeriggio scelgo anche di recarmi a scuola a piedi, penso che è bene che la gente qui attorno prenda confidenza con la mia faccia, durante il tragitto, neppure troppo lungo, ho quasi sempre lo sguardo rivolto verso l’orizzonte o verso il basso, eppure gli sguardi me li sento puntati addosso, oltre ai soliti commenti ripieni del termine ‘muzumbu’ (che vuol dire ‘bianco’ in kiroundi, la lingua locale). I bambini che incrocio la ripetono fino a quando non sono ormai lontano da loro, qualcuno prova anche a seguirmi, io cerco di non lasciarmi troppo andare, ma qualche sorriso o qualche saluto inevitabilmente mi scappa. Farò così tante volte questa strada nei prossimi quattro mesi, ma spero che l’entusiasmo di questi bambini non si plachi col tempo, mi renderebbero la giornata meno serena.
Burundi: genesi
25 ago
Partire col piede sbagliato, o meglio partire col piede giusto ma il giorno sbagliato: è andata più o meno così, forse l’ansia di partire o piuttosto la scarsa concentrazione sull’impresa. Insomma mi presento a Roma Fiumicino in anticipo di 30 ore, una di quelle cose che fino a poco tempo fa non mi sarebbe mai accaduta, segno forse che andarmene in giro non è più mestiere per me.
La controindicazione peggiore di questa distrazione resta comunque il dover restare a contatto altro tempo con gente di Roma, perché la misura è già colma in Stazione Termini con disagi per il trasporto in aeroporto, giri inutili, parcheggi selvaggi… Tutti questi pensieri mi consentono di raggiungere l’ambita carica di “milanese d’adozione”.
Vi risparmio tutto quello che succede finquando il mio culo bianco non arriva sul volo ET703 diretto ad Addis Ababa, nottata quasi insonne dato che il mondo ancora non riesce a concepire sedili per persone alte più di 170 centimetri. Nel transfer etiope la mia attenzione si concentra su quanti hanno condiviso con me il viaggio precedente, per individuare dei volti amici, che potessero in qualche modo colmare il fatto che viaggiassi da solo. Quindi rapido scalo a Kigali (Rwanda), di cui mi ricorderò lo scarico molto poco ortodosso dei bagagli, scaricati da un giovane arrampicatosi sull’aereo. Si arriva a Bujumbura, non mi viene controllato il visto (vale la pena rinnovarlo tra due mesi allora?) mentre i bagagli vengono setacciati da cima a fondo, quando poi dico di essere un volontario tutto si risolve con una risata e una pacca sulla spalla.
È ora per le prime impressioni burundesi, rispetto al Ghana mi sembra soprattutto che qui ci sia tanta gente, scopro infatti da Manfredo che il Burundi (insieme forse al Rwanda) è il Paese con la maggiore concentrazione di abitanti in rapporto all’estensione del territorio. Arrivato alla residenza dei Saveriani non ho molte forze se non per farmi una doccia, sistemare la zanzariera sul mio letto e cadere in letargo, interrotto solo un paio d’ore della cena passate a sentire racconti, non troppo rassicuranti, da Claudine, Padre Bruno (uno dei primi italiani installatisi in Burundi) e Padre Giovanni. Intravedo nei loro racconti del cinismo un po’ snob, è difficile non farsi influenzare e difatti è così, rientrato in camera provo a fare meditazione ma quello che sento è proprio qualcosa che mi prende alle budella, mi turba il respiro e quasi mi soffoca. Mi butto sul letto, la stanchezza mi trascina in un sonno profondo.
Riprendere Jirapa…
20 ago

..non per un partito nè una bandiera, ma per lo sguardo stupito e gli occhi dolci dei bambini..