La fitta

Ieri sera ho scoperto il sintomo fisico della delusione: è una sorta di fitta che ti viene tre costole sotto la fine dello sterno. E, credo, anche la mia faccia normalmente inespressiva ha tradito un pò questa sensazione tanto che più di qualcuno ha mostrato preoccupazione. Sono deluso da me o dagli altri? Non riesco a capirlo. Ormai mi sono messo in testa che tutto potrà essere cinicamente lasciato a caso, tanto non finirà nel mio zaino da viaggio per il prossimo anno. Ma è una brutta sensazione, perché non è la prima volta e perché tanto poi capiterà di ritornarci con la testa a certi momenti, di incontrarle ancora certe persone e di non riuscire a deglutire con indifferenza l’amarezza.

Una perfecta excusa

Da Bruxelles

Oggi è uscito il sole, per la prima volta da quando sono arrivato. E mi sono chiesto se davvero c’è bisogno di sottoporsi a queste torture sociali per guadagnarsi qualche minuto di felicità al giorno, se va bene. Pagarla a caro prezzo, magari ‘made in China’. Qui la gente s’affanna, s’affanna per il lavoro, s’affanna per uno stage, s’affanna per lo studio, s’affanna.
A forza di sgomitare si trasformano, non ci fanno più, ma ci diventano e ci sono. Convintamente illusi che un fottuto curriculum ti possa far sembrare qualcuno, quando non sai neppur lontanamente chi sei. Ma qui quando puoi sentir vibrare l’anima? E per quanto potrà mai durare? Restare umani è forse questo, ritrovare il suono della propria anima.