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Volevo fare il nerd.
Volevo fare il nerd.
11 lug
P. Gomez, A. Mascali, Il regalo di Berlusconi, ChiareLettere; G. Bonaiuti, E-Learning 2.0, Erickson; A. Fini e M.E. Cigognini, Web 2.0 e social networking, Erickson; M. Rotta, M. Ranieri, E-tutor: identità e competenze, Erickson; S. Benni, Prima o poi l’amore arriva, Feltrinelli; B. Yoshimoto, Honeymoon, Feltrinelli; M. Ranieri, Formazione e Cybersbazio, Edizioni ETS; C. Bukowski, Quando eravamo giovani, Feltrinelli.
11 giu
Chiamarlo ancora Dio,
non confonde?
il come forse non importa ma
necessario è distinguere all’estremo
limite del cercare.
Il vecchio Dio degli unti prediletti,
Dio di padroni e dipendenti,
il Dio che obbliga a credere e si compiace
di tribolare e essere adorato,
oscurando il sole dissemina soffocanti
sepolcri -
a cancri vani.
Il Dio del dubitare e ricercare
dello scegliere aperto a fecondarsi
e fecondare, Dio
del parto e della partoriente,
dell’astinenza necessaria, Dio
che rende ai ciechi gli occhi
integra il mutilato e l’incompiuto,
il Dio nutrito da ognuno ogni giorno -
pure ai rimorsi è aperto.
16 mag
Dedicato a Stefano Gugliotta e le altre vittime degli arbitri che picchiano.
7 mag
Ieri alla prima di Officina delle Idee si è parlato del senso di appartenenza, un concetto apparentemente così aleatorio, eppure saldamente alimentato dalla pratica quotidiana. L’appartenenza è addirittura un’esigenza biologica per Aristotele (l’uomo come animale sociale), io sono più portato a credere che il senso di appartenenza sia una specie di filtro che ci permette di costruire la nostra identità e riconoscere (o disconoscere) il valore dell’altro. Essì, perché esistono appartenenze conflittuali, che hanno bisogno di un nemico per rafforzarsi, volte a sminuire il valore dell’altro, quando per motivi politici, quando per motivi religiosi o etnici, etc. Ogni uomo è una montagna, questa è una delle frasi che più mi ha segnato nella crescita adolescenziale. Una montagna non la puoi sottovalutare e non puoi distruggerla perché fa parte del paesaggio, lo abbellisce e lo identifica nel suo essere insieme.
La montagna va quindi scalata, l’altro va interiorizzato, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé, per dirla con Giorgio Gaber che sul tema ha composto due belle poesie solo apparentemente dissonanti (Canzone dell’appartenenza e Canzone della non appartenenza). Gaber va oltre la visione della necessità dell’appartenenza, di un qualcosa che passivamente ci ricade tra le mani: l’appartenenza non é lo sforzo di una convivenza civile o il consenso a un’apparente aggregazione, ma la forza che prepara al grande salto, il vigore che travolge l’egoismo, quell’aria più vitale che è davvero contagiosa.
Ed è davvero così perché questo contagio mi ha colpito qualche mese fa a Ngozi, quando, in un giorno apparentemente qualsiasi, devo aver implicitamente preso coscienza del senso di appartenenza a quella comunità, non riuscivo più a distinguermi dagli altri: avevo gli altri dentro di me.
6 mag
«Se l’Italia avesse un minimo di dignità e d’onore,
l’alta Puglia non sarebbe il luogo del culto di Padre Pio,
ma di Matteo Salvatore.»